Partner ideale per i professionisti dell’antincendio

Sistemi d’esodo e Codice di prevenzione incendi: finalità e prestazioni

DatA

Sistemi d’esodo e Codice di prevenzione incendi: finalità e prestazioni

Roma, 18 Ott – In merito alla prevenzione incendi, un idoneo sistema di esodo, ha lo scopo di ‘assicurare che gli occupanti dell’attività possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, a prescindere dall’intervento dei Vigili del fuoco’ (Codice di Prevenzione Incendi – Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015).

Se l’obiettivo del sistema d’esodo è la salvaguardia della vita umana il modello tradizionale per il dimensionamento dei sistemi d’esodo, “alla luce del contesto internazionale e dello stato dell’arte della ricerca sull’esodo dagli edifici a seguito di incendio” è “basato su modelli e regole empiriche considerati superati”.

Riguardo allo stato dell’arte sono oggi disponibili nuovi dati sperimentali e nuove metodologie quantitative “per la verifica del livello di sicurezza ottenuto dalle misure antincendio. Inoltre, non è più accettabile oggi basare i calcoli di dimensionamento dei sistemi d’esodo sulle caratteristiche di una popolazione mediamente abile”.

A soffermarsi sullo stato dell’arte e a offrire informazioni sul sistema d’esodo nel Codice di prevenzione Incendi è il documento “ Progettazione della misura esodo. Focus sulla misura S.4 del Codice di prevenzione incendi” che è il frutto, della collaborazione tra Inail, Università Sapienza di Roma, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Sistemi d’esodo nel Codice: dimensionamento e finalità

La pubblicazione “illustra con metodi quantitativi i parametri per il dimensionamento delle geometrie dei sistemi d’esodo previsti nella soluzione conforme del Cap. S.4 del Codice, tenendo conto delle altre misure antincendio preventive, protettive e gestionali previste dal Codice stesso e di rappresentare anche alcune soluzioni alternative”.

 

Si indica, a questo proposito, che nelle attività progettate secondo il Codice l’obiettivo della sicurezza degli occupanti “è ottenuto attraverso l’applicazione di una serie di misure antincendio calibrate sul profilo di rischio dell’attività che insieme concorrono alla strategia di sicurezza antincendi. Il sistema d’esodo descritto nel Codice, al Cap. S.4, è solo una delle misure che concorrono alla garanzia della sicurezza della vita degli occupanti dell’attività oggetto di progettazione”.

 

Come abbiamo visto, secondo il Codice di prevenzione incendi, la finalità del sistema d’esodo è di “assicurare che gli occupanti del compartimento di primo innesco possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, consentendo loro di uscire prima che le condizioni diventino non tenibili”.

 

Riprendiamo un’immagine esplicativa del documento:

L’esodo ha “come primo obiettivo di sicurezza di poter offrire agli occupanti di raggiungere un luogo sicuro temporaneo (compartimento adiacente o spazio scoperto) dal quale, con ‘calma’, essi potranno raggiungere un luogo sicuro o saranno altrimenti soccorsi”.

 

Sistemi d’esodo nel Codice: livelli di prestazione

Nel Cap. S.4 del Codice di prevenzione Incendi sono proposti “due soli livelli di prestazione:

  • il primo prevede per l’attività un sistema d’esodo dinamico, ovvero gli occupanti devono abbandonare il luogo interno all’attività in cui si trovano per raggiungere un luogo sicuro;
  • il secondo prevede un sistema d’esodo statico, ovvero la protezione degli occupanti si realizza negli stessi ambienti nei quali si trovano”.

 

E come per tutte le altre misure del Codice, come sottolineato nei vari documenti pubblicati dall’Inail, il progettista “può conseguire il livello di prestazione I applicando soluzioni conformi o soluzioni alternative”. Mentre per il livello di prestazione II “sono disponibili solo soluzioni alternative, in quanto non si ritiene esista la possibilità di una soluzione in forma chiusa e semplice al problema di garantire protezione agli occupanti nel luogo in cui si trovano, vista l’enorme variabilità di attività incluse nel campo di applicazione del Codice”.

 

Riprendiamo anche in questo caso un’immagine del documento:

 

Sistemi d’esodo nel Codice: metodologia ASET e RSET

Si segnala che per la complessità progettuale delle soluzioni alternative per l’esodo, il Cap. S.4 “impone al progettista l’impiego della metodologia ASET > RSET, descritta nel Cap. M.3 che tratta nel dettaglio i metodi prestazionali per la salvaguardia della vita umana dagli effetti dell’incendio”.

Il Cap. S.4 contiene, dunque, “la descrizione dettagliata delle soluzioni conformi applicabili al solo livello di prestazione I per l’esodo. Tali soluzioni conformi consentonp il dimensionamento guidato del sistema d’esodo, grazie a parametri di dimensionamento ricavati impiegando il medesimo tipo di analisi ASET > RSET, che rappresenta lo stato dell’arte della materia”.

 

Riportiamo dal documento alcune definizioni:

  • ASET: nel rapporto tecnico ISO/TR 16738:2009, “si definisce ASET (available safe escape time) il tempo in cui permangono condizioni ambientali non incapacitanti per gli occupanti nell’attività”. Secondo la norma ISO 13571:2012, “gli occupanti sono ritenuti incapacitati quando non sono più in grado di mettersi in salvo autonomamente a causa dell’esposizione ai prodotti dell’incendio”. ASET “dipende strettamente dalle interazioni nel sistema incendio-edificio-occupanti: l’incendio si innesca, si propaga e diffonde nell’edificio i suoi prodotti, fumi e calore; tali prodotti rendono non tenibili gli ambienti ove si trovano gli occupanti. La tenibilità degli ambienti che ospitano gli occupanti dipende da innumerevoli parametri, ed in particolare dagli scenari d’incendio di progetto, dalle geometrie dell’edificio e dalle condizioni di ventilazione degli ambienti. In generale, non è possibile riferirsi ad un solo valore di ASET ma ad un intervallo di ASET per ciascuno scenario di incendio considerato per la progettazione dell’esodo”;
  • RSET: “nel rapporto tecnico ISO/TR 16738:2009, il tempo richiesto per l’esodo degli occupanti fino a luogo sicuro è denominato RSET (required safe escape time). RSET dipende da numerosi fattori, quali ad esempio la modalità di rivelazione ed allarme incendio, il comportamento degli occupanti dopo la ricezione del segnale d’allarme, le capacità sensoriali, cognitive e motorie degli occupanti, la modalità d’esodo prevista per l’attività ed infine il reale degli occupanti. Pertanto, RSET è determinato come somma di alcuni tempi elementari che lo compongono” (tempo di rivelazione, tempo di allarme generale, tempo di pre-evacuazione, tempo di movimento). “Anche questo parametro non è possibile riferirsi ad un solo valore di RSET ma ad un intervallo di RSET per ciascuno scenario di incendio considerato per la progettazione dell’esodo”.

 

Il documento ricorda che l’analisi dell’approccio prestazionale ai fini della salvaguardia degli occupanti – richiamato nel documento Inail “ Metodi per l’ingegneria della sicurezza antincendio” – introduce “le problematiche inerenti l’esodo con l’obiettivo di progettare e realizzare condizioni di sicurezza accettabili affinché gli occupanti possano permanere indenni nel luogo iniziale o spostarsi, in sicurezza, attraverso idonei percorsi di deflusso, verso un luogo sicuro”.

 

 

 

Altri
articoli