Porte tagliafuoco: tipologie e normativa

Porte tagliafuoco: tipologie e normativa

Porte tagliafuoco: tipologie e normativa

Porte tagliafuoco

Porte tagliafuoco

Porte tagliafuoco: tipologie e normativa

Fonte: Redazione InSic del 8 Febbraio 2021

 

Le porte tagliafuoco sono presidi di protezione passiva all’incendio. Esse vengono installate su setti, anch’essi antincendio, che compongono dei compartimenti all’interno dell’edificio.
Lo scopo dei compartimenti è quello di rallentare la propagazione di un incendio il quale, sviluppandosi, invaderebbe altrimenti tutto lo stabile. Chiaramente è necessaria, per la fruizione dell’edificio, una certa mobilità fra compartimenti, garantita dalle porte tagliafuoco, siano esse a battente, o portoni scorrevoli di grandi dimensioni.
Le tagliafuoco, meglio definite come “porte resistenti al fuoco”, sono gli elementi principali della compartimentazione, tanto più che devono assolvere a molteplici funzioni, di cui riportiamo solo alcuni esempi: chiudere in caso di incendio, agevolare l’esodo in caso di emergenza, funzionare regolarmente nell’impiego quotidiano per migliaia di cicli di apertura e chiusura.

 

Le diverse tipologie di porte tagliafuoco

 

Le porte tagliafuoco possono essere di diverse tipologie ed avere funzionamenti diversi: a battente, scorrevole, a ghigliottina, basculante.
Esistono anche porte resistenti al fuoco a doppia azione, che possono aprire sia da un lato che dall’altro, come, ad esempio, le porte va e vieni.

Le stesse poi possono avere un numero di ante differente, una o due per le battenti, ma anche telescopiche per le scorrevoli.
In realtà il normatore non ha imposto limiti alla creatività ed alla tecnica: pertanto sta ai produttori decidere quali prodotti inventare e, conseguentemente, testare: starà poi al mercato premiare un certo prodotto qualora esso offra l’adatta soluzione per le necessità specifiche.
La maggior parte delle porte che conosciamo sono in metallo, ma il mercato presenta anche soluzioni in legno, acciaio, alluminio, vetro e addirittura in pvc, oltre a combinazioni come porte con anta in legno e telaio in metallo.

 

Impiego delle porte tagliafuoco

 

Possiamo dire che per una destinazione industriale siano più diffuse le porte in metallo, per una destinazione ricettiva siano più diffuse le porte in legno (ad esempio, le porte di ingresso camera degli hotel), per la sanità, le scelte sono variabili in funzione del tipo di struttura.
Se pensiamo ai nostri edifici, manca qui sopra la destinazione residenziale; ciò perché in quel contesto le porte resistenti al fuoco sono relegate alle caldaie o ai garages.
Probabilmente questa è una mancanza che in altri paesi è già stata colmata, prescrivendo l’uso di porte resistenti al fuoco, ad esempio, agli ingressi degli appartamenti (UK ed altri paesi).

Le porte resistenti al fuoco possono avere classi differenti di tenuta, solitamente da 30 a 120 minuti, ma anche da 15 fino a 240 minuti.

 

Da cosa è composta la porta tagliafuoco

 

Una porta resistente al fuoco è solitamente composta da un’anta con un nucleo resistente al fuoco, ferramenta specifica che include anche un dispositivo chiudiporta, delle guarnizioni intumescenti (che in caso di incendio, colmano gli spazi necessari alla porta per aprirsi e chiudersi).
In funzione del design, le guarnizioni intumescenti possono essere a vista, oppure anche nascoste al di sotto di strati di finitura, soprattutto nei bordi.
Per altre necessità, quali il fonoisolamento oppure la tenuta ai fumi, le porte possono essere dotate di guarnizioni di battuta realizzate con mescole di base gommosa e di guarnizioni saliscendi per la battuta inferiore. O, addirittura, di griglie di aerazione resistenti al fuoco!
La cosa più importante è capire che le porte tagliafuoco non sono semplici porte: come detto all’inizio, devono svolgere più funzioni.
I produttori hanno studiato anche le interazioni dei vari componenti costruttivi durante le prove più diverse, pertanto va rispettata la configurazione che il produttore ha appositamente determinato per raggiungere le performance desiderate e vendute nella specifica fornitura.

 

La certificazione delle porte per interni ed esterni

 

Le porte per interni resistenti al fuoco, per essere commercializzate sul territorio nazionale, devono essere omologate.
Per “omologazione” si intende l’atto conclusivo attestante il corretto espletamento della procedura tecnico-amministrativa, illustrata nel decreto del 21.06.2004, finalizzata al riconoscimento dei requisiti certificati delle porte resistenti al fuoco.
Con tale riconoscimento è autorizzata la riproduzione del prototipo e la connessa immissione in commercio di porte resistenti al fuoco omologate, con le variazioni consentite dalla norma UNI EN 1634-1 ovvero della UNI 9723 nel campo di applicazione diretta del risultato di prova integrate dalle variazioni riportate nell’allegato C del decreto stesso.

 

Le porte per esterni resistenti al fuoco o al fumo ed i portoni resistenti al fuoco o al fumo (per passaggio carrabile), devono essere obbligatoriamente marcati CE secondo UNI EN16034+UNI EN14351-1, ovvero UNI EN16034+UNI EN13241-1.
Nella pratica quotidiana si usa il termine “certificazione” in modo un po’ erroneo, andando ad identificare con esso la documentazione che il produttore di una porta resistente al fuoco va a fornire, sia essa omologata o marcata CE.
A questa confusione ha contribuito l’impianto normativo italiano, dove gli stessi decreti facevano riferimento ad un “certificato di prova”, che nell’impianto normativo europeo è composto da due documenti, che sono il rapporto di prova ed il rapporto di classificazione, i quali non fanno parte, per le porte, della documentazione obbligatoria da fornire al cliente in caso di fornitura.

 

La classificazione delle porte tagliafuoco

 

Spesso, quando si parta di porte tagliafuoco, ci imbattiamo nella definizione R.E.I. corrispondente a Resistenza, Ermeticità, Isolamento.
Questa definizione era, in Italia, quella antecedente all’introduzione, nel 2004, della UNI EN1634-1, la norma europea, appunto, con la quale le porte vengono testate.
Teoricamente a tutt’oggi le porte interne si potrebbero ancora testare con la “vecchia” norma nazionale UNI 9723.
Nell’impianto europeo, gli elementi vengono classificati tramite l’apposita norma di classificazione UNI EN13501-2.
In questa norma sono esplicitate una serie di caratteristiche dei prodotti, per le quali corrisponde una Le porte resistenti al fuoco vengono testate secondo la norma UNI EN1634-1.
Nella prova, distruttiva, si simula un “incendio normalizzato”, con la curva di riscaldamento del forno della norma ISO 834 (cellulosica).

 

I controlli sulle porte tagliafuoco

 

Sulle porte resistenti al fuoco possono essere effettuati vari controlli:

  • Campionamento: L’ente notificato preleva i campioni per le prove presso la sede del produttore;
  • Sorveglianza: L’ente notificato effettua visite di sorveglianza annuali presso il produttore di porte marcate CE;
  • Vigilanza: possono essere molteplici gli organi atti a vigilare:
    • Guardia di Finanza (e nello specifico il SIAC, Sistema Informativo Anti-Contraffazione), all’interno dei prodotti ricadenti nel regolamento dei prodotti da costruzione 305/2011, può effettuare ispezioni presso il produttore ovvero presso i cantieri;
    • Il Ministero dell’Interno, secondo quanto disposto nel DM 21.06.2004, può effettuare ispezioni presso i laboratori, il produttore, presso i cantieri o sul mercato.
    • Gli organi di Polizia Giudiziaria nell’ambito di indagini.

Normalmente per controlli, si intendono i controlli legati alle operazioni di manutenzione periodica. Essi sono riportati nei libretti di installazione, uso e manutenzione forniti dai produttori insieme alle porte.
La norma UNI 11473-1:2013 prevede che l’attività di manutenzione sia divisa in: Presa in carico, Sorveglianza, Controllo periodico.

La sorveglianza

La sorveglianza può essere effettuata dal personale presente nelle aree protette dopo aver ricevuto adeguate istruzioni in merito all’effettuazione dei seguenti accertamenti:

– verificare che le porte siano nelle normali condizioni operative;
– verificare che siano facilmente accessibili e fruibili, in particolare se poste sulle vie di esodo;
– verificare che siano adeguatamente segnalate ove previsto;
– verificare che non presentino lacerazioni, fori, modifiche, corrosioni;
– verifica della presenza del cartellino di manutenzione;

Le anomalie devono essere registrate e segnalate alla persona preposta.

 

Il controllo periodico

 

Il controllo periodico deve essere eseguito da persona competente e qualificata incaricata dall’azienda di manutenzione. Vanno effettuate le seguenti operazioni:

– Verifica presenza del marchio di conformità (targhetta) apposto dal produttore;
– Verifica esistenza di ritegni impropri;
– Verifica guarnizioni;
– Verifica fissaggio e giochi;
– Verifica integrità costruttiva;
– Verifica dispositivi apertura:
o Verifica maneggevolezza (sgancio e riaggancio);
o Verifica facilità di manovra;
o Verifica verticalità degli assi cerniere;
o Verifica integrità e scorrevolezza;
– Verifica dispositivi di autochiusura;
– Verifica coordinatore della sequenza di chiusura;
– Verifica dei dispositivi di ritegno (fermo in apertura).

La manutenzione delle porte tagliafuoco

 

Conformemente al D.M. del 10/03/98, relativo ai criteri generali di sicurezza antincendio e al D.M. del 21/06/2004 relativo alle porte resistenti al fuoco (vedi art. 3, comma 4), le porte tagliafuoco devono essere soggette a manutenzioni programmate a cadenza almeno semestrale come da libretto di installazione, uso e manutenzione allegato alle stesse.
Inoltre, in conformità e al D.M. 18 ottobre 2019 per le operazioni di manutenzione si fa riferimento, per le porte tagliafuoco, alla norma UNI 11473.

Compiti dell’incaricato alla manutenzione

 

Come indicato nella norma UNI 11473-1:2013, l’incaricato alla manutenzione risponde della presa in carico, ovvero della verifica preliminare di:

– esecuzione della posa in opera in conformità alle istruzioni;
– integrità e tenuta dei sistemi di fissaggio;
– integrità di anta, telaio, e tutti gli altri componenti della porta e loro rispondenza con quanto previsto dal produttore;
– disponibilità della documentazione di accompagnamento del prodotto, e in particolare del libretto di installazione, uso e manutenzione e di eventuali precedenti verbali di ispezione.
Il principio è che il produttore sa quali operazioni vadano effettuate sul proprio prodotto, quali siano i componenti ed i ricambi adatti a far mantenere alla porta lungo il ciclo di vita operativa, le caratteristiche espresse in fase di prova rispetto a quelle certificate in fase di vendita.

 

Libretto di installazione, uso e manutenzione

 

Le porte che dispongono di un libretto di installazione, uso e manutenzione, devono essere sottoposte alla manutenzione secondo detto libretto.
Per le porte che non dispongono di tale libretto, nella norma UNI 11473-1:2013 esistono delle indicazioni specifiche anche per la sostituzione dei componenti of altri interventi similari, in particolare:
– Regole per porte senza documentazione ma con produttore reperibile (allegato B, paragrafo B.3);
– Regole per porte senza libretto e senza produttore reperibile (allegato B, paragrafo B.4).